Una rottura di Maroni : adesso è Salvini a pensare alle scope?

Da un po’ di giorni girava sempre più insistentemente la voce che Roberto Maroni, attuale governatore della Regione Lombardia e uomo di punta della Lega, non si sarebbe candidato per un secondo mandato, nonostante tutti i sondaggi lo dessero favorito su Gori del centrosinistra.

Mezza conferma è arrivata ieri dopo il vertice di Arcore che ha siglato il patto elettorale tra Berlusconi, Salvini e la Meloni (più il quarto polo).

Oggi, ad ora di pranzo, Maroni ha tenuto una conferenza stampa in cui ha annunciato ufficialmente la sua rinuncia a correre per un secondo mandato in Regione Lombardia per “motivi personali”.

Nessun problema di salute per la cronaca.

Maroni sottolinea anche la sua esperienza di governo e dicendo che è a disposizione.

Quando un politico dice di essere a disposizione del partito in un determinato contesto può significare due cose :

  • Vuole un posto sicuro per una determinata competizione elettorale (in questo caso le elezioni politiche);
  • Esce dalla porta per poi rientrare dalla finestra o da un portone (ministro esterno o addirittura premier nel suo caso).

Non è una novità che Maroni, il quale ha un profilo istituzionale e di governo, preferisca andare a Roma e che la Lombardia gli stesse stretta.

Non è ancora chiaro se alla fine sarà tra i candidati della Lega in qualche collegio uninominale o in qualche listino o se voglia saltare un giro.

Di sicuro c’è che, come lui stesso ha detto, non vuole andare in pensione. 

Se il centrodestra vincerà le elezioni o servirà un governo di larghe intese a guida centrodestra vedrete che fra due mesi i “motivi personali” saranno superati.

Il buon rapporto (e le trame sotterranee) con Berlusconi per contenere Salvini non è una novità. Maroni è sempre stato uno molto abile a lavorare nel silenzio facendo buon viso a cattivo gioco.

Lo ha fatto anche con Bossi, vendicandosi dopo tantissimi anni da n.2 durante la “Notte delle scope” (quella del bacio di Giuda, dicono i militanti). Maroni aveva annusato da vicino l’espulsione negli anni ’90 ma poi fu “riammesso” dopo aver chiesto scusa e pregato in ginocchio il Capo. Anche allora c’era di mezzo Berlusconi.

Per la precisione, parliamo del febbraio 1995 quando Maroni sconfessò la scelta di Bossi di far cadere il governo Berlusconi e fu quasi linciato al Palatrussardi dal popolo leghista inferocito che chiedeva la sua testa mentre lui era nel retropalco in lacrime. Fu salvato da un abbraccio di Bossi che zittì la platea del Palatrussardi mentre intorno venivano giustiziati i fedelissimi di Maroni.

Nonostante tutto ciò Maroni è sempre riuscito a mantenere ruoli importanti dentro il partito e a livello istituzionale.

Potremmo definirlo il mediatore della Lega.

Bossi lo mandava (per finta) a trattare con la sinistra per non dare l’impressione di troppo dipendenza da Berlusconi e per tirare la corda con lo stesso. Allo stesso tempo lavorava sull’altro lato per mantenere i rapporti saldi.

Questa sua capacità gli ha permesso, pur senza un enorme seguito, di restare ai vertici e farsi trovare nel posto giusto al momento giusto.

Mediatore e credibile uomo delle istituzioni e di governo.

Un personaggio costruito nel tempo e con tutte le attenzioni del caso.

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