La prima domanda a cui rispondere se fai politica e vuoi emergere

C'è posto per me in politica?

“C’è spazio per te, oggi in politica?”

Si tratta di una domanda che faccio sempre a chi viene da me per fargli capire che non è detto si possa fare ciò che si vuole.

“C’è spazio per te, in questo momento, con questo contesto politico, nella tua area geografica, per quello che vuoi fare?”

Rifatti questa domanda più e più volte e cerca di darti una risposta onesta perché il tuo obiettivo deve essere il più possibile allineato con le tue reali possibilità di farcela. Può essere che ci sia spazio o che non ci sia. Le vie di mezzo non sono di questa era e “tirare a campare” andava bene ai tempi di Andreotti.

Dopo esserti dato in maniera autonoma questa risposta, ecco che arriva il mio turno: a questo punto, il mio compito è quello di essere il più sincero possibile e di valutare la situazione in maniera imparziale e distaccata.

Questo perché non mi posso limitare a prendere per buono tutto quello che mi viene detto da una persona che, com’è normale che sia, è più propensa a fare delle valutazioni dal suo punto di vista e solo da suo.

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I 3 segreti per prendere più voti che Donald Trump non vuole rivelarti

donald trumpSe stai leggendo questo articolo è perchè ancora non riesci a spiegarti cosa realmente sta succedendo.

Tranquillo, non ci sono riusciti nemmeno la stragrande maggioranza degli americani.

Mi riferisco a Donald Trump e al fatto che tutti i sondaggi lo danno per vincente alle primarie del partito repubblicano (almeno per il momento).

Inizialmente si dava per scontata la vittoria di Jeb Bush, che avrebbe poi raggiunto Hillary Clinton (data per vincente tra i democratici) nella corsa alla Casa Bianca, per la riedizione, dopo molti anni, della sfida tra le due famiglie/dinastie.

Ma Donald Trump si è messo in mezzo ed è entrato nella corsa alle primarie come un elefante in un negozio di cristalli (cosa che sta cercando di fare anche Bernie Sanders dall’altra parte).

Folle enormi di persone entusiaste lo attendono ad ogni comizio.

Ma quali sono i segreti (e le strategie) di questo miliardario americano che piace così tanto anche ai ceti sociali più bassi? 

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Perchè dire “Sarò il Sindaco di tutti” è una cazzata galattica. E come ti devi realmente comportare…

sindaco di tutti 1La vera mania è scoppiata nel maggio 2007, a seguito della vittoria alle elezioni presidenziali francesi di Nicolas Sarkozy, di centrodestra. Lui e la sua “rupture” sono diventati immediatamente di moda, soprattutto all’estero.

Questa “rottura” consisteva nel rinnovamento rispetto al passato, anche nominando ministri (o inserendo in posti chiave) esponenti (socialisti e non) dello schieramento opposto, in modo da dimostrare che lui metteva al primo posto la Francia e non l’appartenenza politica. Lo stesso fece con la commissione per le riforme, affidandosi anche ad intellettuali di sinistra.

Un’iniziativa nobile, per carità, ma studiata a tavolino. In quel momento la Francia veniva da un periodo abbastanza turbolento, con le rivolte nelle banlieu parigine, i sobborghi abitati in gran parte da immigrati di seconda e terza generazione. Era appena l’inizio della crisi economica (il vero bubbone doveva ancora scoppiare), c’era bisogno di unità e Sarkozy sapeva di dover dimostrare qualcosa in più, soprattutto perchè da ministro dell’interno era stato l’ideatore della “repressione” delle rivolte.

Ed ecco che nel suo primo discorso dopo la vittoria Sarkozy recita la frase magica : “Sarò il Presidente di tutti i Francesi”.

Ahhhh salvati cielo. Tutti pronti a complimentarsi e soprattutto a copiarlo. Mi ricordo che in Italia il più gasato era Fini, che voleva accreditarsi come il Sarkozy italiano e liberarsi dalla morsa di Berlusconi, che però se l’è mangiato in un sol boccone col PDL a distanza di pochi mesi. 

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