Sardine VS Gattini: quello che nessuno vi dice sul nuovo movimento che riempie le piazze e vuole battere Salvini

I pescatori e i grossisti di prodotti ittici dovrebbero essere contenti dell’attenzione riservata in questi ultimi giorni alle sardine: la pubblicità gratuita ottenuta da questo pesce è stata incredibile e se fossi in loro ne approfitterei per improntare in velocità una strategia di marketing per lucrarci sopra come non ci fosse un domani.

Potrebbero farlo anche i ristoratori e…

…basta, mi fermo qui, sono troppo malvagio per le persone comuni.

Un po’ meno contento deve essere stato Salvini, che per la prima volta da quando domina la scena politica è stato sfidato e battuto numericamente con alcune le sue stesse armi: piazze e social.

Di cosa e di chi stiamo parlando?

Qualche giorno fa, un gruppo di ragazzi è riuscito a portare in Piazza Maggiore a Bologna quindicimila persone (non so quante realmente per la Questura) per un flash mob in contrapposizione all’evento organizzato dalla Lega al PalaDozza per la presentazione in grande stile della candidatura di Lucia Borgonzoni a presidente della Regione Emilia-Romagna.

I promotori puntavano a raggiungere le seimila persone, cifra che avrebbe permesso di superare le presenze imposte dal numero chiuso dell’ex palazzo dello sport in cui andava in scena lo show salviniano.

Anche una sola persona in più sarebbe stata sufficiente, dicono.

Possiamo dire che è andata molto meglio di quanto immaginavano.

I quattro ragazzi che hanno messo in piedi questo successo (una delle leader è già stata fatta fuori dalla ribalta mediatica per non ‘sporcare’ il messaggio, dato che sui social aveva in precedenza augurato a Salvini di finire a testa in giù) hanno confessato che non si sarebbero aspettati un risultato simile per un’idea nata da una notte insonne e qualche sms tra ex compagni universitari.

Si definiscono “l’argine alla deriva populista” e hanno imposto che l’evento fosse senza simboli, senza bandiere e senza odio.

Così è stato (l’odio forse era nell’anima).

In questi giorni non si parla d’altro.

Sai perché?

Perché l’onda sta crescendo in maniera esponenziale e c’è già stato un seguito importante a Modena.

Al grido di “Basta pancia, ci vuole la testa”, nelle prossime settimane sono già previste repliche in diverse città, anche fuori dall’Emilia-Romagna.

Bene, fino ad ora ho parlato di quello che si vede in superficie.

Cosa ne dici se ora analizzo brevemente quello che non si vede?

Iniziamo.

1. Sardine uno, Salvini zero

Per la prima volta, il capitano della Lega si è trovato a dover competere con una creatura tendenzialmente di sinistra, ma libera da quei pesi che devono portare i politici di sinistra che hanno partecipato ai governi dal 2011 in poi e pre-gialloverdi. Salvini e gli esponenti della Lega hanno sempre avuto gioco facile nel dire a quelli del PD “Perché non l’avete fatto/proposto quando eravate al governo voi?”. Della serie “E allora il PD?”. Cosa si può contestare a questo neonato soggetto, che ha fatto di tutto per non aprire il fianco alle frecce salviniane come, invece, è sempre accaduto in occasione del coinvolgimento di centri sociali e affini? Una sola cosa è possibile fare, per ora: ridicolizzarli con i gattini che si mangiano le sardine. A volte il modo migliore di controbattere a una contestazione è quello dell’ironia. Però sembra più una pezza che la soluzione a un problema, che può arrivare solo con la vittoria della Borgonzoni.

2. Vergini o pilotati?

Nessun movimento spontaneo senza una struttura alle spalle può organizzare eventi di questa portata in pochi giorni, nemmeno al tempo dei social. Solo chi non conosce certi meccanismi può pensare che la buona riuscita di queste iniziative sia frutto esclusivamente dell’idea di qualche ragazzo con inventiva e venuto dal nulla. Mattia Santori, colui che è stato dato in pasto ai media come leader tra i leader, è con tutta probabilità (spero per loro sia così) il meno compromesso politicamente di quelli che si potevano mandare davanti alle telecamere. Lui è ‘solo’ un analista di politiche energetiche e infrastrutturali che lavora per R.I.E. Ricerche Industriali ed Energetiche, una società (che cura anche la rivista ‘Energia’, su cui scrive il nostro guerriero) co-fondata dall’ex ministro Clò e dall’ex premier Romano Prodi. Nome nuovo, faccia giovane e pulita, poco compromesso. Hanno fatto bene, ma non è possibile nascondere tutto. Bravi comunque a ‘spaventare’ Salvini e a costringerlo a cambiare luogo del comizio a Modena, allontanandolo dalla strada e facendolo ripiegare su un luogo chiuso. Qualcuno ha definito ‘violenta’ la tattica di sovrapporre gli eventi delle Sardine a quelli di Salvini, ma la trovo interessante perché accentua la contrapposizione ed è impossibile non fare confronti, in particolare sui numeri.

3. Espansione in tutta Italia

L’espansione di questo nuovo movimento (poco) spontaneo è un bene perché il confino nella sola Emilia-Romagna avrebbe dato ancor più l’idea di un’operazione finalizzata alle sole elezioni regionali del prossimo gennaio.

4. Dureranno?

La sinistra ha messo timidamente il cappello sulle manifestazioni e questo lascia pensare a un’intesa sotterranea esistente che non deve venire palesemente alla luce. Gli sguardi d’intesa a “Di Martedì” da Floris tra il Santori e Bersani erano abbastanza eloquenti. Se davvero non ci fosse un accordo carbonaro, di sicuro c’è grande intesa. Ora possono succedere due cose: o le ‘Sardine’ rimangono agli ordini dello “scienziato politico” che le ha create (che non è certo un coetaneo di quei ragazzi da cui tutto è partito nella narrazione) per poi sparire nel giro di un anno (cosa più probabile), altrimenti potrebbero diventare una scheggia impazzita che rischia di spaccare ulteriormente il PD e tutto quel mondo collegato.

5. Cosa dovrebbero fare se facessero sul serio? Dico se, per l’appunto.

Dovrebbero portare a casa il massimo risultato in termini di peso politico ed elettorale. Come? Innanzitutto, strutturandosi e serrando i ranghi prima che i loro alchimisti decidano che non sono più utili alla causa. Potrebbero diventare un movimento d’opinione che infiltra candidati nelle liste e coalizioni di centrosinistra sui territori, iniziando con il portare a casa il massimo risultato possibile in termini di eletti alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna. In caso di successo, potrebbero ripetersi a maggio altrove. In caso di insuccesso, a meno di una forte strutturazione che accennavo sopra, l’esperienza è destinata a finire tanto velocemente quanto è iniziata.

Chiudo con una domanda e ti lascio un dubbio: a Salvini conviene davvero vincere in Emilia-Romagna?

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