Renzi fa “ciao” con la manina al PD, ma parte già zoppo online

La notizia principale di questi giorni, che non vede protagonista Salvini (nonostante Pontida), è la scissione del PD causata dalla fuoriuscita dal partito di Renzi e di un gruppetto di fedelissimi.

Si sono sprecati gli appelli all’unità del partito, anche da parte di molti che fino a pochi giorni fa mangiavano alla corte del Duca di Firenze e che non lo hanno seguito in questa nuova avventura.

Ma Renzi, si sa, quando decide, non è tipo da guardarsi indietro o da farsi convincere facilmente.

Renzi ha detto addio al partito che condusse al massimo storico alle elezioni europee del 2014 durante “Porta a Porta”, la terza camera di Bruno Vespa.

Su questa situazione devo dire due cose: devo dare due risposte a due domande che mi sono state poste.

“Cosa ne pensi di Renzi che esce dal PD e fonda un suo partito?”

Quello che penso di tutte le situazioni simili a questa. L’ho scritto a pag. 58 del mio primo e semplice libricino, realizzato qualche anno fa, che puoi trovare qui su Amazon a una cifra ridicola. Puoi anche non prenderlo e provare a immaginare qual è la mia opinione.

“Si può prevedere una scissione?”

La risposta è sì.

Come si fa? 

Bisogna seguire i soldi. Quando le donazioni al soggetto che fa riferimento a un determinato politico si impennano enormemente ci sono tre possibilità:

1) Le elezioni si avvicinano e c’è bisogno di finanziare la campagna elettorale, quindi crescono gli importi della raccolta fondi;

2) Si terrà nel giro di pochi mesi la convention del leader di corrente;

3) A breve ci sarà una fuoriuscita dal partito e la creazione di un nuovo soggetto politico (che può anche essere legata alla precedente).

In realtà ce n’è un’altra, ma ne parlo tra poco.

Tra l’altro, su Posizionamento Politico c’è un numero con una parte dedicata alla raccolta fondi, uno sulle convention e molto altro.

Quello che ho tralasciato prima, cioè l’ulteriore modo per accorgersi se un nuovo soggetto politico sta prendendo vita, anche se più complicato per chi è fuori dalla cerchia ristretta del leader di turno: la presenza online relativa al nuovo nome del partito.

Nonostante quello che dicono i guru dei social, avere un sito o un blog è ancora molto importante se si è in grado di sfruttarlo come si deve (nel mio ultimo libro spiego come fare).

Per avere un sito o blog bisogna acquistare:

1. I domini (che rappresentano l’indirizzo di “casa”);
2. L’hosting (che rappresenta la “casa” al grezzo);

Poi, per completare l’opera, si usa una piattaforma proprietaria o gratuita per “completare la casa e inserire l’arredamento” (nessuno fa più i siti a mano).

Bene.

Ora parliamo di ciò che è mancato alla creatura di Renzi fin dal principio: il controllo. Su cosa? Sul nome e sulla disponibilità dei relativi domini.

Bastava fare una semplice ricerca su Google per scoprire che “Italia Viva” è un termine molto inflazionato in tutte le sue combinazioni: associazioni, movimenti e altri soggetti avevano già preso possesso di quel nome.

Senza contare che le principali estensioni dei domini relative a quel nome erano già occupate.

Tutto ciò doveva suggerire una sola cosa: abbandonare e ripartire dall’inizio.

Sia mai, meglio dare retta a qualche finto esperto o al grafico di turno. O fare sa soli. Perché mai ricorrere a qualcun altro quando possiamo fare tutto in casa? Sono cose banali. Come no, si è visto.

Spero si sia colta la mia drammatica e sconsolata ironia.

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