Millennials : cosa vogliono e come coinvolgerli in politica

mente millennialsLa prima volta che ho sentito il termine “millennials” pensavo ci si riferisse ai fans di “Millennium”, la serie tv americana ideata dallo stesso creatore di “X-Files” (anch’io sono un fan di questa serie).

Mi ci è voluto poco per capire che sbagliavo.

Vediamo chi sono in realtà i millennials.

Iniziamo dalla migliore definizione che ho trovato in rete.

I Millennials sono la generazione di utenti (denominata anche Generazione Y) nati tra il 1980 ed il 2000, i quali attualmente si trovano nella fascia d’età 15-35 anni.

Puoi trovare una definizione più ampia su Wikipedia.

Se c’è una parola chiave che può rappresentare meglio di qualunque altra questi giovani è “tecnologia”.

Si tratta di una generazione cresciuta in un periodo storico in cui la tecnologia e internet hanno portato un grande cambiamento culturale.

Gli ultimi Millennials, i 16enni di oggi, sono nati con Facebook, Instagram, gli smarphone, i tablet e via dicendo.

I primi, tra cui il sottoscritto, sono nati con Napster, il cui creatore è stato decisivo per lo sviluppo di Facebook.

Sono passati 20 anni, eppure sembrano passati dei secoli.

Questo ci fa capire come, oggi, i cambiamenti siano molto più rapidi rispetto a una volta.

Ecco perché i millennials sono la generazione più indefinita che esista.

Vuoi scoprire un’altra verità? 

Politici e sondaggisti non sanno più che pesci pigliare, non riescono a fare breccia nel cuore e nella mente di queste persone e a pesare la loro reale influenza elettorale.

Per adesso solo il Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo sono riusciti a trovare una delle chiavi necessarie per aprire le porte della loro mente.

Se Scylla fosse una pizza noi avremmo solo una fetta.

Questa è la frase pronunciata da un hacker nella quarta serie di “Prison Break”, quando i ragazzi scoprono che per accedere a Scylla (un dispositivo che contiene segreti in grado di cambiare il mondo e garantisce di poter conservare il potere per molto tempo a venire) servono ben sei schede, e non una sola (in loro possesso), ognuna delle quali in mano a sei diversi “custodi”.

Allo stesso modo, posso dire che per entrare nella mente dei millennials servono sei chiavi.

Chi le custodisce?

Andiamo scoprirlo.

Prima chiave : la fedeltà al brand politico

Una ricerca realizzata da Nielsen per conto di Yahoo! riporta molti dati interessanti.

Uno su tutti mi ha colpito : “solo 1 Millennial su 5 esprime la propria fedeltà alla marca.”

Premessa : è vero che dal 2013 a oggi l’elettorato è diventato molto più “volatile” e sono sempre di più gli elettori che non posso essere attribuiti a uno specifico partito o a uno specifico leader politico.

Detto questo, la volatilità elettorale e la mancanza di fedeltà a un brand politico sono dovute al fatto che le promesse non sono state mantenute.

In tutti i mercati, non solo quello politico, quando un brand non rispetta la promessa fatta (soprattutto se coincide con un elemento differenziante) perde la fiducia dei consumatori.

Ed è dura riconquistarla.

Allo stesso modo, in politica, l’associazione brand – promesse fatte/mantenute è una delle chiavi per acquisire e mantenere la fiducia dei millennials.

L’abbiamo visto recentemente con Renzi : molti annunci, molte promesse, quante realmente mantenute?

Dalle elezioni europee del 2014 il PD ha perso circa 8 punti percentuali.

Senza contare l’aumento degli astensionisti, che comporta una diminuzione drastica dei voti effettivi.

Tra questi molti giovani.

A differenza degli anziani (i nostri nonni e bisnonni) e della generazione dei nostri genitori, entrambi assuefatti e non più curanti del rapporto tra promesse fatte e mantenute, i millennials perdonano poco o nulla (da qui la nascita di un sotterraneo conflitto generazionale).

“Dio perdona…io no!” , un film del grande e compianto Bud Spencer e di Terence Hill, per il titolo, li rappresenta bene.

Seconda chiave : il dominio dei Millennials su Internet

Questa infografica ridotta mostra la situazione di dominio dei millennials su internet.

millennials
image credit : tsw.it

8,3 milioni di giovani sono su internet oggi, il 75% di quelli tra i 18 e i 34 anni.

Se ampliamo la fascia d’età massima a 74 anni la percentuale scende al 58%.

E’ evidente, quindi, che ad abbassare la media è la fascia d’età che va dai 35 ai 74 anni.

Aggiungiamo anche che si collegano a internet principalmente con uno smartphone o con un tablet.

La pianificazione di una corretta strategia online, in particolare su dispositivi mobile, risulta fondamentale.

Se vuoi trovare dei pesci vai al lago, se vuoi pescarli usa la miglior rete che c’è disponibile.

Questo per dire che la seconda chiave è strettamente legata alla prima.

Terza chiave : chi o cosa rappresenti per loro

La domanda che si pongono in molti è : “Per raggiungere e coinvolgere i millennials in politica bisogna puntare solo su internet?”

Secondo me si tratta di una domanda mal posta.

Internet non è altro che un mezzo (fondamentale) per raggiungere un certo tipo di pubblico, i millennials in questo caso, ma prima bisogna chiedersi : “Cosa rappresento io per questo target di elettori?”

Se non hai una risposta concreta, allora sei solo all’inizio di un lungo percorso.

Ora arriviamo al punto.

Il vecchietto preferito dai millennials americani

Ti sei mai chiesto come un vecchietto di 75 anni, Bernie Sanders, sia riuscito, durante le primarie democratiche americane, a essere il candidato preferito dai millennials?

E non solo tra i democratici.

E’ vero, anche gli altri candidati non erano certo dei giovincelli, ma perché proprio lui?

Riporto qui il pensiero di uno dei tanti giovani americani che in passato ha sostenuto la Clinton e che Sanders ha conquistato.

Siamo arrabbiati. La mia generazione si sente come se fosse stata truffata.

Sanders ha dato sfogo alla frustrazione di milioni di questi giovani, mettendo al centro della sua agenda politica temi come :

  • L’alto tasso di disoccupazione, soprattutto quello giovanile, e quindi la mancanza di un lavoro stabile che permettesse di programmare un futuro sereno, di comprare una casa, di sposarsi, di avere figli (non a caso i millennials sono definiti spesso come “la generazione senza futuro” o “la generazione a cui hanno rubato il futuro);
  • L’alto tasso di indebitamento degli studenti per la loro istruzione universitaria. E’ stimato che quasi il 70% di coloro che hanno dovuto contrarre un prestito dovrà continuare a pagare i debiti (in media 35.000 dollari) per molti anni a venire dopo la laurea, contribuendo alla crisi economica delle famiglie;
  • La mancanza di impunità per i banchieri e gli speculatori di Wall Street, principali responsabili della crisi.
  • Il salario minimo da fame dei lavoratori.

Ognuno di questi temi (ma non solo questi) ha trovato ampio spazio durante campagna elettorale di Sanders, insieme alle rispettive proposte/soluzioni.

Ai più sono sembrate sparate figlie del populismo, ma Sanders ci ha sempre creduto fortemente.

Infatti, dopo una mediazione, è riuscito a far inserire alcune delle sue proposte principali nella piattaforma presidenziale democratica di Hillary Clinton, la sua sfidante che ha vinto le primarie.

Questo ha deluso i fans più duri e puri? Si, ma ha permesso di trasformare delle proposte “populiste” in impegni elettorali concreti, imponendole di fatto alla sua avversaria interna.

In conclusione, cosa rappresenta Sanders per i millennials? La speranza di un futuro migliore e con più certezze.

E la consapevolezza che non deve essere per forza uno di loro a rappresentarli.

Quarta chiave : i millennials NON sono tutti uguali

Quando ci si riferisce a questo target elettorale, spesso, si tende a considerarlo come un monolite.

Sbagliato.

Io faccio parte dei millennials, ancora per pochi mesi, ma facciamo finta che abbia un paio di anni in meno.

Un ragazzo di 33 anni ha le stesse esigenze e aspettative di uno di 25?

Una ragazza di 25 anni ha le stesse esigenze e aspettative di una di 18?

Direi di no.

Certo, ci sono molte cose in comune, in particolare tra le aspettative, ma non sono sufficienti per poter considerare un giovane di 18 anni alla stregua di uno di 33.

E ancora, i millennials del sud possono essere considerati uguali a quelli del nord?

E ancora, i millennials che hanno iniziato a lavorare precocemente, subito dopo la maturità, possono essere considerati uguali a quelli che stanno ancora studiando?

Potrei continuare ancora.

Ecco perché è necessario segmentare ulteriormente questo target in target più piccoli e fare le dovute distinzioni per ogni fascia.

Quinta chiave : le comunità e i leader

I millennials vogliono, più delle precedenti generazioni, sentirsi parte di una comunità (o più di una).

Vogliono sentirsi parte di una tribù con un leader che li faccia sognare e li faccia da guida.

Anche il mondo politico è diviso in tante piccole tribù, molte delle quali senza un leader riconosciuto.

Un leader polarizzante : o lo si ama o lo si odia.

Riempire questo vuoto è indispensabile se vuoi riuscire a coinvolgerli in politica.

Sesta chiave : l’ultima e più importante

Basandoci su teorie da noi elaborate, test sul campo ed esperienze dirette, nel corso degli ultimi tre anni, abbiamo elaborato un metodo di analisi dedicato esclusivamente ai millennials.

E’ questa la chiave che serve per aprire un varco nella loro mente.

Solo successivamente si inseriranno anche le altre cinque schede, che serviranno per rimanere definitivamente al suo interno.

Hai solo due modi per avere accesso all’ultima scheda :

  1. Rubarcela;
  2. Lasciare che noi la usiamo per te.

La prima opzione non è molto percorribile.

La seconda è quella giusta, ma non c’è posto per tutti.

3 commenti su “Millennials : cosa vogliono e come coinvolgerli in politica”

  1. Caro Matteo,

    sarò candidato per diventare consigliere comunale nella mia città.
    La cosa mi entusiasma ma c’è un problema.
    Rientro in una lista giovanile che forma una coalizione con una serie di liste forti.
    Vorrei con tutto il cuore riuscire ad essere eletto al Consiglio ma la domanda che continuo a pormi è: “Come facciamo a convincere tanta gente – o forse sarebbe più corretto dire tanti giovani?”.
    Hai dei consigli?

    Grazie

    • Ciao Marco,

      è sempre un piacere vedere giovani con passione che si candidano.

      Prima cosa : non è detto che per convincere un giovane serva un altro giovane, quello che conta sono i temi che porti avanti in campagna elettorale, quanto sei focalizzato su quei temi e quanta credibilità hai nel parlarne. Bernie Sanders in America, alle ultime primarie democratiche contro Hillary Clinton, ha spopolato tra i giovani e parliamo di un arzillo vecchietto di 75 anni. Non ti dico questo per scoraggiarti, ma per farti capire che l’età conta relativamente. Quello che conta è a quale (o quali) target ti rivolgi e come. Quindi la domanda che ti devi fare è : di quali istanze posso farmi “portavoce” affinché i giovani mi diano il loro sostegno? E fare in modo di costruire giorno dopo giorno la tua credibilità e autorità quando si parla di questi temi, in modo che l’unica scelta possibile nella mente di quegli elettori che hai scelto a monte. Per fare questo ci vuole tempo. Se le elezioni sono tra pochi mesi non puoi perdere un solo secondo in più.

      Seconda cosa : una volta capito chi sono i tuoi elettori, quali sono i temi e qual è il tuo messaggio, allora devi capire dove li trovi. Mi riferisco sia online che offline (nella vita di tutti i giorni).

      Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma non conoscendo la tua situazione nello specifico (tua situazione personale e caratteristiche, paese, tempi, elezioni passate, situazione politica attuale, dinamiche interne, liste, candidati sindaci, etc) è difficile dire di più.

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