Elezioni Midterm 2018 USA : ecco perché una tenuta di Trump è possibile

midterm 2018 usa

Oggi si vota negli USA per le elezioni di metà mandato, le famose “Midterm Elections”.

Da molti sono considerate un referendum su Trump, e in effetti l’indicatore che rappresentano è una sorta di voto sui due anni della sua amministrazione. Non bisogna, tuttavia, sottovalutare l’importanza dei candidati, sia per i 35 posti in palio al Senato (su un totale di 100 dei quali si compone) che per tutti i 435 seggi della Camera (House of Representatives). Si vota anche per il rinnovo di 36 Governatori su 50, ma l’attenzione principale è rivolta alle sfide per le due camere, poiché sono quelle a determinare la nuova composizione del Congresso.

Una possibilità è che si manifesti la temuta “Lame Duck”, ovvero l’“anatra zoppa”, che in realtà definisce la condizione del Presidente in carica tra il periodo di tempo che intercorre tra le elezioni di novembre e l’insediamento del nuovo Presidente a gennaio dell’anno successivo, anche se in Italia ha assunto un significato giornalistico che indica un Presidente privato della maggioranza al Congresso. Dal 1934, è successo solo in cinque Midterm che il Presidente in carica perdesse la maggioranza (quattro volte al primo mandato ma soltanto una volta solo alla Camera: Obama nel 2010). Quello che potrebbe succedere a Trump è la stessa condizione subita da Obama nel 2010, ma con i partiti invertiti (i repubblicani che mantengono il Senato, ma perdono la Camera). Eppure, ci sono dei dati che suggeriscono che una tenuta dell’intero Congresso per Trump è possibile. 

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La Catalogna nell’orto di Voghera

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Ha avuto un impatto mediatico non da poco anche in Italia, la spinosa questione della possibile o meno indipendenza della Catalogna dalla Spagna.

E, in effetti, la vicenda non poteva che essere tra le prime pagine dei quotidiani di un po’ tutto il mondo, sia per il ‘peso specifico’ dello Stato iberico – e la sua appartenenza all’Unione Europa, alla Nato, ecc. – sia per i fatti verificatisi a Barcellona e dintorni, tra votazioni referendarie più o meno attendibili, scontri tra forze dell’Ordine e manifestanti (con tanto di immagini fake, notizie inventate e quant’altro).

Qui da noi, poi, il caso si è rivelato ancora più ‘caldo’, vuoi per la vicinanza – non solo fisica – tra Italia e Spagna, vuoi soprattutto per la casualmente concomitante campagna elettorale lombardo-veneta in tema di autonomia regionale. Senza dimenticare che tra circa 6 mesi si terranno molto probabilmente le Politiche (che saranno comunque entro la primavera 2018).

Tutti fattori, questi, che hanno portato i media nostrani ad impiegare una buona dose di ‘partigianeria’ nell’analizzare la crisi scoppiata tra le Ramblas.

I quotidiani ‘classici’, come il Corriere della Sera, la Repubblica e la Stampa, con le loro varie sfumature più o meno moderate o liberal, condividendo una visione fondamentalmente europeista e unitaria, hanno sposato il ‘fronte spagnolo’, pur non avendo potuto fare a meno di stigmatizzare le violenze di piazza. 

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Elezioni Germania 2017 : l’omosessualità al comando ed il ritorno della Germania Est

elezioni germania 2017

Tre date importanti :

  1. Il 9 novembre 1989 (caduta del muro di Berlino);
  2. Il 3 ottobre 1990 (riunificazione della Germania);
  3. Il 24 settembre 2017 (elezioni federali tedesche).

Dalla fine della seconda guerra mondiale e fino alla caduta del muro di Berlino la Germania era divisa in due stati con sfere d’influenza diverse : Germania Ovest e Germania Est.

Oggi, all’indomani delle elezioni federali tedesche, assistiamo ad un “ritorno al passato”.

Perché dico questo?

Te lo spiego subito.

Il trionfo dell’estrema destra in Germania

Contro molti pronostici della vigilia (solo per coloro che non volevano vedere), il partito di estrema destra AFD è risultato essere la terza forza politica raggiungendo il 12,6% e guadagnandosi così ben 94 seggi al Bundestag.

Un partito che prima non era rappresentato nel parlamento tedesco.

La CDU (+CSU bavarese) della Merkel ha perso 65 seggi.

L’SPD di Schulz (i socialisti) hanno perso 40 seggi.

Ritornano alla grande anche i liberali dell’FDP con 84 seggi e crescono leggermente la Linke (sinistra) e i Verdi.

Un disastro per i socialisti e per la Merkel, che pure ha vinto. 

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