La sorpresa di Biella: dentro la campagna elettorale di Corradino

“Avete sbagliato tutto”.

Questa frase, ripetuta più volte da candidati, giornalisti e opinionisti biellesi, ha accompagnato l’inizio della campagna elettorale del candidato Sindaco di centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Civica) a Biella, Claudio Corradino.

La fine, invece, ha dimostrato che ad avere sbagliato tutto sono stati proprio loro.

La vittoria di Corradino è stata costruita con una strategia empirica, basata su 3 grandi campagne elettorali provenienti dal continente americano: la sua candidatura è stata lanciata nel 2016, quando Corradino era ancora Sindaco di Cossato e Biella aveva cambiato amministrazione da appena 2 anni. Dopo un ventennio in Comune a Cossato e due mandati da primo cittadino, che hanno fornito l’occasione ai suoi avversari di definirlo il “candidato straniero”, bisognava legare la sua figura alla città di Biella. In questo, hanno dato una mano un fotografo fortunato e quei giornalisti (non solo loro) che hanno sbagliato tutto.

Sabato 27 aprile Salvini apre, di fatto, la campagna elettorale a Biella: una battuta calcistica con il candidato Sindaco (che conosce bene), la risposta di quest’ultimo con un inchino (per farsi perdonare) che lascia tutti sorpresi, la prontezza del fotografo a immortalare la scena, la malizia di renderla in bianco e nero, la carneficina mediatica sulla stampa (non solo locale).

Bingo. Le sorprese sono appena iniziate.

Cosa vi viene in mente di molto simile? A me Trump. In particolare la sua campaign manager Kellyanne Conway, grande esperta del message muddying: in pratica, far girare un messaggio – per quanto sgradevole sia – fae parlare di te nel bene o nel male. Nel bene, è tutta pubblicità gratuita; nel male, il tuo nome gira, ti fai conoscere e non è detto che quel male per qualcuno non possa trasformarsi in un bene.

Intendiamoci: il comizio di Salvini è stato l’argomento del giorno per una settimana: tutti (e non solo a Biella) hanno conosciuto il nome del candidato Sindaco della Lega (al 40%), tanti hanno compreso non solo come fossero andate realmente le cose ma anche la post-verità degli articoli che volevano farle passare come un qualcosa di vergognoso. In questo modo si è potuta adottare un’altra pratica trumpiana: sostituire i media mainstream con i social media del candidato quali fonti principali di informazione per gli elettori.

Ma il “Trump biellese” ha vinto anche grazie all’esperienza della strategia di un altro candidato USA. Stiamo parlando di George W. Bush e nello specifico della “72 Hours Task Force”, tattica messa in pratica dalla stratega e consulente repubblicana Blaise Hazelwood nel 2001 per le elezioni Midterm. Ovviamente il metodo è stato adattato al contesto biellese e alle leggi italiane, ma ha permesso di aggirarne una delle più controverse e meno conosciute in ambito di campagne elettorali: la legge sul silenzio elettorale, che sui social non esiste.

A Biella le campagne elettorali sono sempre state poco social, ma quest’anno è stata marcata una netta differenza rispetto al passato. Corradino è stato l’ultimo a partire con la pagina Facebook, ma ha in poco tempo raggiunto e superato in like i due avversari – il civico Gentile e l’ex Sindaco di centro-sinistra Cavicchioli – aggiungendo anche la presenza su Instagram e Twitter. Ma è su WhatsApp dov’è stata marcata la differenza: prendendo spunto dalla campagna domestica di Bolsonaro (Presidente del Brasile), i messaggi sono stati veicolati a costo zero dai candidati ai loro contatti residenti a Biella, accompagnati da immagini selezionate al punto da essere in alcuni casi studiate apposta e utilizzate solo per tale applicazione. In pratica, la tattica è stata attualizzare la “72 Hours Task Force” ai tempi di Bolsonaro.

Il mix di queste tre strategie da sole non ha fatto vincere Corradino, ma ha contribuito in modo sostanzioso e determinante al “Get out the vote” per il turno di ballottaggio.

Se su Facebook e Instagram, infatti, i post servono come cassa di risonanza e/o contrapposizione agli articoli delle testate giornalistiche, su WhatsApp i messaggi raggiungono le persone individualmente e la provenienza diretta causa che i destinatari facciano più attenzione al contenuto.

Queste strategie, però, non sono universalmente valide né temporalmente né geograficamente e neppure ideologicamente. Bisogna studiare come cambia la società e restare aggiornati riguardo grandi campagne su larga scala, imparando dai migliori campaign manager del mondo. In poche parole: se state pensando di riutilizzarle tra 5 anni, avete sbagliato tutto.

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