Renzi fa “ciao” con la manina al PD, ma parte già zoppo online

renzi dice addio al pd

La notizia principale di questi giorni, che non vede protagonista Salvini (nonostante Pontida), è la scissione del PD causata dalla fuoriuscita dal partito di Renzi e di un gruppetto di fedelissimi.

Si sono sprecati gli appelli all’unità del partito, anche da parte di molti che fino a pochi giorni fa mangiavano alla corte del Duca di Firenze e che non lo hanno seguito in questa nuova avventura.

Ma Renzi, si sa, quando decide, non è tipo da guardarsi indietro o da farsi convincere facilmente.

Renzi ha detto addio al partito che condusse al massimo storico alle elezioni europee del 2014 durante “Porta a Porta”, la terza camera di Bruno Vespa.

Su questa situazione devo dire due cose: devo dare due risposte a due domande che mi sono state poste.

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Il dramma di Forza Italia: il partito di Berlusconi ago della bilancia per andare o meno a elezioni anticipate

elezioni anticipate

Pensavi che la crisi di governo portasse a elezioni anticipate?

Eri sicuro che Salvini avrebbe avuto la strada spianata per andare a nuove elezioni nel mese di ottobre?

E invece…non è così automatico.

In Italia, la storia insegna, la richiesta di elezioni immediate, almeno da quando è nata la “Seconda Repubblica” che ha visto l’ascesa di Silvio Berlusconi, non ha sempre avuto esito positivo.

Il Presidente della Repubblica, per il ruolo che ricopre e le funzioni che gli vengono attribuite dalla Costituzione, proverà a trovare delle maggioranze alternative a quella formata da Lega e M5S, in modo da arrivare fino al termine della legislatura (prima della fine c’è da eleggere il suo successore, dettaglio da non dimenticare).

Se questo non sarà possibile ne trarrà le conseguenze e favorirà l’insediamento di un governo di orizzonte elettorale che possa guidare il Paese a elezioni anticipate.

Non credo, invece, a un governo a scadenza che si occupi di approvare la manovra finanziaria (che, tra l’altro, prevederà l’aumento dell’iva senza il disinnesco delle clausole di salvaguardia) per poi esaurire le proprie funzioni e permettere di andare al voto.

Mai dire mai, per carità, ma chi si prenderebbe la responsabilità di appoggiare questo governo di scopo di durata così breve?

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Il ritorno di Renzi: le tre strade che può percorrere per rientrare in corsa

renzi e grillo

Quante volte hanno dato politicamente per morto Silvio Berlusconi?

Quante volte è “resuscitato”?

Tante.

Anche quando sembrava finito, il leader di Forza Italia ha dimostrato di saper tornare dagli inferi come nessun altro sarebbe stato in grado di fare. Ora, però, complici anche altri fattori che nemmeno lui può piegare a suo favore, sembra definitivamente sul viale del tramonto.

C’è un altro personaggio politico, però, che avrebbe voluto ripercorrere i fasti dell’ex presidente del Milan: Matteo Renzi.

Non c’è riuscito. Se avesse dovuto mantenere la promessa di lasciare la politica subito dopo la netta e bruciante sconfitta del referendum costituzionale del dicembre 2016 oggi non ne sentiremmo più parlare, almeno per ciò che concerne la vita pubblica del Paese.

Rimangiatosi la parola (deve aver capito che legare la propria carriera a un risultato politico incerto non è stato un colpo di genio), e dopo aver perso il ruolo di Presidente del Consiglio, è stato eletto in Parlamento senza alcun ruolo, come Senatore semplice.

In realtà, il “costume” di Senatore semplice non gli si addice. Infatti, Renzi non ha mai smesso di lavorare nell’ombra per condizionare la vita del proprio partito (i gruppi parlamentare sono legati in gran parte a lui), la cui guida gli è stata scippata da Zingaretti, e di tutta italia.

E oggi si trova davanti non a un bivio, ma addirittura a un trivio.

Ora entro nei dettagli.

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